Adolescenti e Cyberbullismo

Una doverosa premessa; troppo spesso releghiamo le dinamiche “cyberbulle” ai soli adolescenti quando, per amor di verità devo ammettere che tali comportamenti abitano le case di adolescenti anche un po’ più cresciutelli.(Basta farsi un giro su un qualsiasi gruppo aperto di Facebook per convincersi della bontà di questa mia premessa)

Non voglio sembrare troppo tranchant ma credo che il discorso intorno al cyberbullismo si innesti su quella che amo definire la pedagogia del corpo.

E quindi , scriverò del corpo.

Il corpo, il nostro corpo è la vittima . I nostro corpo è il protagonista, in ogni caso.

Sembra quasi un paradosso ma un canale come il web, in apparenza fortemente de-corporalizzato, ci richiama con prepotenza alla nostra natura corporea.

Noi siamo il nostro corpo, ogni adolescente è il proprio corpo.

Il corpo taciuto, abusato, curato, maltrattato. Il corpo nascosto, il corpo sovraesposto. Il corpo amato e protetto, il corpo dato in pasto al web. Il corpo svenduto e sminuito, offeso e preso in giro.

Le dinamiche adolescenziali più che mai sono un grido d’esistenza di un corpo che scopre le proprie potenzialità. Un corpo che diventa capace di generare altri corpi; un rito di passaggio che molte culture celebrano e che il nostro “occidente evoluto” sembra voler nascondere o tacere da un lato e/o ostentare dall’altro in una sorta di danza isterica.

Il corpo adolescente o tardo infantile che diventa il bersaglio del bullo/a.

L’adolescente non ha più un nome proprio ma diventa il “ciccione”, l’anoressica, il brufoloso, il puzzone, la “culona”…tutti post-it appiccicati dietro la schiena che si tramutano in risa di scherno.

Senza ipocrisia possiamo dire che tutti in età adolescenziale siamo stati vittime e/o carnefici , tutti abbiamo preso in giro e siamo stati presi in giro. La differenza è che oggi , tramite il web è come se quello sfottò fosse gridato al mondo intero. E una volta liberata la “bomba” ne perdiamo il controllo, non siamo più in grado di prevedere le strade che prenderà

Una volta ci si poteva permettere di cambiare “compagnia” e ripartire da zero poiché nessuno ci conosceva e potevamo offrire l’immagine di noi che volevamo. Oggi staccarsi un etichetta diventa sempre più difficile, e a volte il peso diventa insopportabile per i nostri adolescenti che ancora non possiedono la struttura psichica per reggere.

L’adolescenza è l’età del “io-in-formazione ” cullato dal “noi” (il gruppo dei pari).

E se l’io debole viene offeso dal “noi” le conseguenze possono essere a volte anche disastrose e deleterie.

Cosa possiamo fare dunque come adulti, come genitori, come educatori? La risposta è tanto semplice quanto impegnativa : esserci.

Esserci con i nostri corpi.

Esserci come rete sociale.

Esserci senza invadere.

Esserci lasciando lo spazio vitale per crescere e sbagliare.

I nostri adolescenti ce lo chiedono, anche se non direttamente.

E non ci chiedono emoticon, né manine su Whatsapp, non ci chiedono like su facebook ne abbracci virtuali.

 

Ci implorano di dargli quello di cui hanno bisogno: modelli, possibili adultità di riferimento, esempi da seguire o da cui affrancarsi se lo vorranno, alberi sotto i quali ripararsi e trovare ristoro. E abbracci, rimproveri, pacche sulla spalla.

Non dimentichiamoci la nostra adolescenza per dare il giusto rispetto a quella dei nostri figli.

Il web è un mezzo, è uno spazio di esperimento abitato dai nostri ragazzi: che ci piaccia o meno.

E come ogni spazio abitato esistono giovani in cerca di modelli. Che esempi stiamo offrendo ai nostri ragazzi? Come abitiamo questi luoghi?

Di fronte a queste acque a noi ignote , in cui i nostri ragazzi nuotano, possiamo decidere se fare come la volpe con l’uva o se studiare le carte nautiche fino all’ inevitabile scelta: nuotare insieme a loro.

 

PC: il 17 maggio è stata approvata la legge sul Cyberbullismo (Qui il testo della Legge)

 

Articolo pubblicato la prima volta  su  Il Lato Oscuro del web si cui ho fatto qualche ricamo in più.

 

 

L’Educazione cambia il mondo.
L’educatore ha le mani e i piedi in quello che c’è e lo sguardo al possibile che ne consegue.
Laureato in Scienze dell’Educazione, consulente, pensatore e “progettista”.

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