Equazioni errate

Questa riflessione nasce prendendo spunto dai quanto successo a  Vigevano  qualche giorno fa.

Un gruppo di ragazzi tra i 13 e i 16 anni ha molestato e abusato di un ragazzo loro coetaneo pubblicando successivamente le immagini delle loro malefatte come un trofeo.

L’articolo come anche i telegiornali hanno abbondantemente dato risalto alla notizia, che è già caduto nell’oblio delle nostre affollatissime e velocissime feed.

Ciò che mi ha colpito e su cui vorrei soffermarmi è il ritorno, come un mantra, delle buone vecchie equazioni mentali che accompagnano chi racconta queste notizie e che passano per osmosi nei nostri spugnosi encefali assuefatti e assetati di notizie.

I bulli, in tutto, sono una decina di ragazzi di “buona famiglia”, figli di professionisti, commercianti, operai, impiegati.

Così scrive il giornale, così recitano i cronisti in diretta dai luoghi del delitto.

Il velo del tempio si squarcia. (si ricompone comunque dopo circa 2/3 giorni, pronto a squarciarsi di nuovo).

Se a commettere il delitto fosse stato il  figlio o la figlia  di una famiglia problematica, magari già segnalata ai servizi sociali, magari con uno dei due genitori stranieri, o con problemi di alcolismo e droga ecco..forse non sarebbe stata una grande notizia.

Siamo ancora così, matematici esecutori di un pensiero semplice e comodo…genitori con problemi =figli con problemi e quando questa semplice uguaglianza viene disattesa ecco che nella nostra testa scatta qualcosa.

Ecco il fatto straordinario, il figlio di un professionista che commette un delitto!!! Come è potuto succedere?

Sembra che l’avere un lavoro  sia sinonimo di persona perbene e di famiglia stimata; e che l’essere disoccupato sia il biglietto di ingresso nel girone dei delinquenti.

Il Sole24ore ha pubblicato qualche tempo fa un articolo sui dati ISTAT per il 2016. La disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni è al 40,1%

Quindi possiamo ragionevolmente asserire che un giovane su 2  tra i 15 e 24 anni sia un potenziale bullo ?

Certo che NO!

Non è ora di aprire un pochino le nostre teste e iniziare ad ammirare la complessità che ci sta intorno?

 

Non è ora di capire che la realtà non è data ma costruita e che noi possiamo cambiarla?

 

Iniziamo da piccoli passi.

 

Cosa vuol dire “famiglia con problemi”?

Conosci qualche famiglia che non ne ha? Conosci qualcuno che possa serenamente sostenere di non avere problemi?

Io dico di no.

L’importanza della famiglia nell’educazione dei ragazzi svolge indubbiamente un ruolo importante ma non dimentichiamoci che i nostri ragazzi dai 3 anni in poi incontrano tutti i giorni figure adulte altre (educatori/trici del nido, insegnanti, allenatori, catechisti, educatori, insegnanti di ripetizioni, etc etc).

L’educazione è una questione di condivisione e di comunità, non dobbiamo dimenticarlo. Non possiamo permetterci di appiccicare velocemente etichette che i nostri ragazzi difficilmente saranno in grado di togliersi.

Lavoriamo insieme, come comunità educante, affinchè ogni ragazzo/a  nasca “perbene” a prescindere dal luogo, dallo status lavorativo o dalla nazionalità dei genitori.

Lavoriamo per costruire sinergie, per costruire rispetto e delega nei compiti e ruoli educativi.

Facciamolo per noi e per il nostro futuro (i ragazzi).

Facciamolo per noi perchè la deriva egoica che stiamo prendendo ci sta portando alla disevoluzione.

Restiamo umani.

Diamoci e diamo ai ragazzi questa opportunità.

 

Roberto Salvato

Fonti
  • La Provincia Pavese (http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/03/14/news/violentavano-e-picchiavano-un-coetaneo-arrestati-quattro-ragazzi-di-15-e-16-anni-1.15028830)
  • IL SOLE 24 ORE (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-01-31/istat-disoccupazione-giovani-risale-401percento-100915.shtml?uuid=AEVOdGL)

Comments 4

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  1. Concordo pienamente con il contenuto di questo articolo.
    Ricordo che le stesse ipotesi peregrine erano state avanzate prima degli anni ’80 per spiegare l’autismo infantile. Le madri erano state colpevolizzate, con gravi ripercussioni sulle famiglie già duramente provate dalla nascita di un bambino autistico. Successivamente si erano cercate altre spiegazioni, alcune altrettanto colorite e/o manipolatorie, e a tutt’oggi non si conosce la vera causa (o le concause, molto più probabilmente) di questo problema.
    Purtroppo quando non esistono spiegazioni plausibili di un fenomeno, si tende a dare colpe, sottolineando le manchevolezze delle famiglie e quasi mai quelle delle istituzioni…

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      Grazie per la risposta Isabella e scusa il ritardo nella risposta ma i commenti risultavano bloccati. È proprio come dici tu, quando non riusciamo a dare un senso alle cose ricerchiamo le risposte più facili pur sapendo che forse non sono quelle corrette. Intanto ci siamo sistemati la “coscienza”.

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